America

USA 2015 | LOS ANGELES

Sei giorni per scoprire Los Angeles, Santa Monica, Malibu e le loro spiagge da sono. Un tuffo nel sogno Hollywoodiano e nell’indimenticabile relax disimpegnato e alla moda della Città degli Angeli.

USA 2015| NEW ORLEANS

Da molto tempo sognavo di visitare il profondo sud dell’America. Desideravo scoprire New Orleans perché la sua storia ricca di misteri voodoo, di ritmica melodia Jazz e di melting-pot culturale mi aveva sempre affascinato. Così partiamo da Chicago su un aereo diretto in Louisiana.
NEW ORLEANS
Atterriamo al Louis Armstrong Airport a tarda sera. Dal vetro di uno shuttle-bus osserviamo le insegne che illuminano Canal St, la spaziosa arteria principale. Appena fatto check-in al Lamothe Hotel, una residenza d’epoca datata 1839 situata a pochi passi dal Fabourg Marigny, crolliamo dalla stanchezza e tratteniamo la curiosità fino al giorno seguente.
La mattina successiva ci affacciamo alla finestra e nella piccola corte dell’hotel c’è una splendida piscina e piante rigogliose incorniciate dai tipici terrazzini in ferro battuto. Ma il French Quarter ci attende là fuori, così ci precipitiamo in strada. Le shotgun houses in legno sono ombreggiate dagli alberi secolari e il sole riscalda l’asfalto mentre il silenzio pervade il quartiere che, dopo la baldoria notturna in Bourbon St., si risveglia lentamente.
In cerca di un posto dove fare colazione ci addentriamo nel French Market, il vecchio bazar commerciale di New Orleans dove si trovano chincaglierie e cibo in un’atmosfera locale e rilassante. La specialità cajun del posto? Alligatore. Rabbrividiamo al sol pensiero e proseguiamo. L’odore di alcol misto all’asfalto bagnato rendono l’atmosfera un po’ torbida ma i colori accessi, l’entusiasmo degli abitanti e l’architettura retrò conferiscono al French Quarter una coinvolgente eleganza d’altri tempi.
Arriviamo a Jackson Square dove troneggiano la St. Louis Cathedral datata 1794 e accanto alla quale si ergono il Cabildo e il Presbytère due edifici risalenti allo stesso periodo. Nei dintorni si accalcano turisti, cartomanti, perdigiorno e musicisti di strada che improvvisano musica Jazz. All’interno del Cabildo è ospitata una mostra che illustra la complessa storia della città durante la dominazione francese e spagnola, fino a quando fu venduta agli Stati Uniti nel 1803.
Poco più in là, attraversata la strada e le rotaie della Tramvia, arriviamo alle rive del Mississippi dove l’acqua ondeggia placidamente riscaldata dal sole. Intanto ci perdiamo tra le stradine di Julia St. e le sue gallerie d’arte, attraversiamo il quartiere finanziario e ci rilassiamo tra la vivida vegetazione di Lafayette Sq. Nonostante il passaggio di Kathrina, New Orleans non si è persa d’animo e la città sembra essere in continua evoluzione. Scoccano le 13.30 e così mangiamo una rinfrescante Strawberry Salad e ci dissetiamo con un bicchiere di Coca Cola al Bistrò di Antoine’s.
Nel pomeriggio viaggiamo sulla la tramvia più antica degli Stati Uniti, la St. Charles, con direzione Garden District. Scesi alla nostra fermata ci troviamo negli eleganti sobborghi della città dove numerose case coloniali dall’aspetto incantato si affacciano sulla strada.  Costeggiamo il famosissimo ristorante di cucina creola Commander’s Palace e il LaFayette Cemetery, uno dei celebri cimiteri che se pur chiuso, dal cancello, permette la vista di un’inquietante distesa di lapidi. Arrivati in Magazine Street ci perdiamo tra i negozi di abbigliamento, arredamento e oggettistica.
New Orleans Antoine's
Prima che sia troppo tardi torniamo sulla riva del Mississippi per vedere il tramonto. Sul battello a vapore suonano musica Jazz mentre riscaldano i motori per fare un giro nel fiume. La sera ceniamo in Magazine St. da Coquette un ristorante elegante che serve un mix culinario delizioso. Prima di andare a letto smaltiamo la cena attraversando Bourbon Street affollata di locali e turisti.
Il giorno seguente visitiamo il Louis Armostrong Park che non dista troppo dal nostro Hotel e poi proseguiamo in direzione del Cemetery N°1, famoso per essere il più magico dei cimiteri della città e ormai dimora della Regina Voodoo Marie Laveau.  Se pur un po’ distante ci spingiamo fino al City Park, uno dei più grandi del paese. Il Parco si estende per 4km, ha una flora lussureggiante e nelle sue vicinanze scorre il Bayou St.Jhon. Gli alberi secolari e maestosi fanno ombra a pescatori e visitatori in un’atmosfera di totale relax.
Magazine Street ci ha colpito per la sua atmosfera contemporanea con un tocco vintage e quindi per cena scegliamo un altro dei suoi ristoranti e ordiniamo Hamburger e patatine da District.
Moricci-NOLA-29
Il cielo sfuma nei colori freddi della sera per fare spazio alle stelle. Noi ci godiamo le ultime ore in città passeggiando tra le viuzzole del quartiere Francese, in un’atmosfera unica che sembra essersi fermata nel tempo.  Le lanterne si accendono all’entrata delle case e sui terrazzi, le pale dei ventilatori si muovono con la forza del vento e la scrosciante acqua che imbeve le piante rigogliose si riversa sulla strada, mentre New Orleans si prepara ad una nuova notte di divertimento, alcol ed entusiasmo.
Noi ci lasciamo cullare dalla musica che imperversa per le strade vicine e la mattina siamo pronti per ripartire per l’ultima tappa del nostro viaggio: Los Angeles, California.

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USA 2015| CHICAGO

L’idea di tornare negli States appena fosse stato possibile era la nostra fissa. Abbiamo provato ad ipotizzare una meta vicina ma niente sarebbe stato come attraversare l’oceano per rivedere l’America. I prezzi vertiginosi ci danno del filo da torcere ma con caparbietà troviamo una soluzione che rientri nel nostro budget. Così il primo maggio partiamo per Chicago su un volo American Airlines. Proprio dove comincia la famigerata Route 66, inizia anche il nostro viaggio.

CHICAGO 

Dopo le consuete ed estenuanti ore di volo si è fatta sera ed approdiamo a Chicago – precisamente a Boystown – il quartiere Gay dov’è situato il nostro piccolo appartamento alternative-chic.
La mattina ci svegliamo con il sole e il buongiorno obbligatorio ce lo da Starbucks con Tall Cappuccino insieme ad un conto salatissimo. Muniti di mappa e guida, pianifichiamo la prima meta. Infatti dopo un breve giro ricognitivo nel nostro quartiere per osservare da vicino Altavista Terraceun gruppo di tipiche casette a schiera risalenti ai primi del 900 – scegliamo di iniziare con la Magnificent Mile. La via dei grandi grattacieli e dei grandi magazzini. Da H&M a Neiman Marcus tutti si affacciano sulla via principale, ma poiché non siamo qui per fare Shopping concentriamo la nostra attenzione sui monumenti: la Water Tower sopravvissuta al grande incendio del 1871, l’altissima Willis Tower e gli altri edifici ombrosi tipici di Chicago.
Attraversata la città ci troviamo davanti il lago Michigan, così inaspettatamente grande da scomparire all’orizzonte. Proprio qui sorgono una piccola spiaggia e il Navy Pier, un molo ricco di ristoranti e giostre dedicate a grandi e piccini. Pranziamo con Hot-Dog e Fries al Landshark Beer Garden con vista Lago e poi torniamo nel “Loop” per proseguire verso il Millennium Park, un vero e proprio inno creativo votato al verde, al relax e all’architettura post-moderna. Ma ad attirare subito la nostra attenzione è la Cloud Gate, disegnata dall’architetto Anish Kapoor, un enorme fagiolo peso 110 tonellate che riflette la città.  Poco più lontano, nell’assolato pomeriggio del parco, i bimbi giocano attorno alle Faces Fountains che li annaffia da 25 metri di altezza. E quando il cielo inizia ad imbrunire saliamo fino al 94esimo piano del John Hancock Center per osservare la città dall’alto durante il tramonto mentre i grattacieli proiettano le loro ombre sul lago Michigan. Prima di rincasare facciamo un po’ di spesa da Whole Foods Market per risparmiare un po’!
Il giorno successivo saliamo a bordo del “L-train” e ci dirigiamo a Wicker Park, il quartiere Ucraino. Rinato dalle proprie ceneri, si è trasformato in breve tempo in un centro Indie di boutique, restò e gallerie d’arte contemporanea. Subito notiamo un’innato amore per le ciambelle glassate, le casette basse dai colori industrial e le strade spaziose lungo le quali parcheggiare le auto. Affamati mangiamo in un localino sulla strada, poi girelliamo tra i negozi e prima di ripartire all’avanscoperta afferriamo un dolcissimo Donuts nel lezioso Stan’s Donuts & Coffee.  Nel pomeriggio andiamo al Museo di Arte Contemporanea e ci perdiamo tra i lavori struggenti di Doris Salcedo.
Instancabili facciamo un salto a Chinatown ma troviamo un sobborgo trasandato e niente di più di una via di negozi fatiscenti e una piazza semi-deserta. Intanto il sole tramonta tra i grattacieli che sembrano non aver perso quel fascino inquieto dei ruggenti anni del proibizionismo in cui Al Capone comandava indisturbato. Le ombre si proiettano sulle strade ricche di insegne luminose e i riflessi del tramonto si specchiano tra un grattacielo e l’altro mentre il musicale cigolio della sopraelevata riecheggia in città.

Chicago-Moricci-14

A Chicago non si può dire di no alla tipica Deep Dish Pizza, una torta salata alta e profonda ricca di pomodoro e straboccante di mozzarella. Scegliamo Gino’s East, uno dei preferiti in città e tra i primi ad aver inventato questa specialità locale. Servita su un tagliere d’acciaio fumante è così buona e così tanta che come fanno gli altri chiediamo di portar via quel che resta.
Il terzo giorno ci svegliamo presto a causa del Jet-lag che si fa ancora sentire. La prima tappa della giornata è Old Town, una piccola zona dove le casette a schiera sono ben conservate e intorno alle quali si trovano negozietti, ristoranti e giardini pubblici. Visitiamo la chiesa di St. Michael e poi trascorriamo qualche minuto da Greer, una deliziosa boutique che vende carte, poster, bligietti da visita e chicaglierie deliziose.

Proseguiamo in direzione del Lincoln Park, il vero polmone verde della città, nel quale sorgono un’oasi, una piccola fattoria e anche uno zoo. Passeggiamo e ci riposiamo prima di pranzare a Old Town con Noodles e Maki vegetariani. Nel pomeriggio torniamo nuovamente downtown per visitare l’Art Institute di Chicago. E’ così grande che non basterebbe una giornata così spaziamo dall’arte asiatica e nativa al cubismo e la pop-art ed infine ci concentriamo sui i pezzi più noti come “Domenica alla Grande Jatte” di Seurat, “American Gothic” di Grant Wood e “La Camera di Vincent ad Arles” di Van Gogh.

Giovanni è curioso di visitare l’Università di Chicago. I treni della linea Metra arrivano fino al campus in circa 15 minuti e non appena arrivati ci troviamo davanti una serie di antichi edifici dall’aspetto elegante immersi in un’atmosfera surreale degna di Harry Potter. Quindi facciamo ritorno a Boystown per iniziare a preparare i bagagli.
L’ultimo giorno il cielo è nuvoloso e il sole ha fatto posto ad una fitta nebbia che a malapena consente di vedere i grattacieli che si dissolvono sfumati in una fitta coltre di nuvole.
Benché abbiamo visto le principali attrazioni della Windy City, così la chiamano gli Americani, vorremmo avere il tempo per vedere molto altro.  Ci dirigiamo verso il quartiere finanziario, girelliamo senza meta e tornati al Loop pranziamo da Ramen-san, il noodle-bar più buono secondo un giornalista nativo di Chicago.
Con i bagagli alla mano ci dirigiamo verso l’O’Hare International Aeroport; dovremo pazientare a lungo però prima di salire sul prossimo aereo American Airlines con destinazione profondo sud: New Orleans, Louisiana.

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US TRIP 2010 : BOSTON

Il treno tardava ma quattro ore più tardi eravamo già lontani dalla Grande Mela. La temperatura era più fredda e la strada bagnata indicava chiaramente che a Boston aveva piovuto. Avevamo appena fatto un salto… Leggi tutto »US TRIP 2010 : BOSTON