JAPAN | TOKYO 2020 part II

Ci sono così tante cose che vorremmo fare ma il tempo scorre. Vorremo vedere il Fuji-San, questa volta, però l’idea di goderci in pieno relax le passeggiate e scoprire meglio la città è così allettante che esitiamo ancora un po’ prima di decidere.

TOKYO

…Sorpassiamo l’imponente Torii di 12m, percorriamo la lunga strada boschiva e ghiaiosa, inondata dalla pioggia della mattina, per visitare lo splendido Meiji Jingu. Ricordavamo il cicaleccio, l’aria umida e la calma imposta dal caldo estivo, adesso invece troviamo una ressa dedita a voti e preghiere. Rimane comunque un luogo incantato che con le sue linee essenziali e la sua struttura in legno di cipresso ammalia con la tipica eleganza giapponese.

Camminando per circa 30 minuti da Harajuku e oltrepassando i numerosi palazzi moderni, si può raggiungere Shibuya per osservare lo Scramble Crossing, curiosare tra i meravigliosi oggetti stationery di Loft, sfogliare i libri di Tsutaya o mangiare fast ai tavoli computerizzati di Genki Sushi.

La sera abbiamo l’irrinunciabile appuntamento con lo Shining Moon Tokyo, un ristorante con spettacolo dedicato alla più celebre eroina giapponese, Sailor Moon. Con un velo di imbarazzo misto ad entusiasmo, ordiniamo piatti e bevande dal gusto e dal nome Sailor. Ci godiamo lo spettacolino di musica, luci stroboscopiche e combattimenti con le formule dei pianeti. Nonostante l’elevato costo, non potevo proprio rinunciare!

La mattina del quarto giorno il cielo è splendente, l’aria fresca e i fiori di ciliegio iniziano a germogliare prematuramente, quindi non c’è davvero niente di meglio di una passeggiata tra gli alberi e nella serra tropicale del parco di Yoyogi, nel quartiere di Shinjuku.

Non lontano da qui sorge l’Hanazono-jinja, un altro santuario scintoista dai luminosi colori del rosso e del bianco, un’oasi di pace tra la frenesia dei grandi palazzi, la malavita degli yakuza di Kabukicho e dalla bisboccia notturna dei bar di Golden Gai.

Saltiamo sulla metro ancora e ancora, per raggiungere un quartiere o l’altro, per gustare i buonissimi ed economici ravioli dello spartano ma tipico Harajuku Gyouza Lou, per osservare la cima del Monte Fuji in lontananza dall’ultimo piano del Tokyo Metropolitan Government Building e per raggiungere la placida atmosfera del parco di Ueno, dove ci rifugiamo dal caos per bere un gustosissimo Café Mocha da Starbucks.

Quando il sole è ormai tramontato visitiamo il museo nazionale di Tokyo per ripararci dal freddo e osservare dal vivo gli abiti indossati dall’imperatore e dall’imperatrice durante il recente insediamento.

Appena svegli decidiamo, definitivamente, di abbandonare l’idea della trasferta al Monte Fuji così da goderci l’ultimo giorno in piena tranquillità e scoprire due aree che non conoscevamo affatto. Dopo la consueta colazione partiamo dal nostro albergo per raggiungere il Palazzo Imperiale. La lunga passeggiata ci consente di percorrere tutta l’area che contorna le mura del palazzo, di addentrarci nel quartiere di grattacieli che abbracciano la stazione centrale per poi ripartire alla volta di Shimokitazawa.

Questo quartiere dall’aria un po’ rurale, è la zona perfetta per acquistare splendidi capi vintage e fare shopping in piccole boutique. Le insegne fanno il verso ai negozi di Melrose Avenue, i capi spaziano negli stili e nelle epoche della moda, mentre l’estetica giapponese esplode nell’architettura raccolta e minuta dei piccoli edifici.

Troviamo Uniqlo, l’ennesimo Konbini e gli accoglienti tavoli di Flipper’s dove gustiamo ottimi fluffy pancake salati e succo d’arancia. Si, perché come i coreani, i giapponesi vanno pazzi per torte e affini, a patto che siano esteticamente attraenti. Intanto noi abbiamo perso il conto di quante volte abbiamo mangiato uova in qualsiasi formato e pietanza possibile.

Concluso il pranzo e il giro, ci spostiamo a Yanaka. Come mi ha suggerito la mia amica Sara, viaggiatrice e amante del Giappone, questo quartiere lontano dalla modernità di Tokyo è splendido perché conserva ancora un fascino anni 70.  Il mercato si affaccia sui due lati della strada, le vecchie botteghe vendono cibo e prestigiose stoviglie da cucina. Le biciclette sfrecciano e i bambini, in uniforme scolastiche, giocano sui marciapiedi.

Rimaniamo incantati anche quando proseguendo nella strada che ci porterà in centro, entriamo e usciamo da numerosi portoni aperti nei quali sono presenti templi e cimiteri. La calma del tramonto, i rumori sopiti della città e dei gustosi mochi ci fanno compagnia mentre sorpresi continuiamo ad esplorare il quartiere.

Riusciamo a visitare il nuovo Mercato del pesce, purtroppo però tutta la modernità ha eliminato il fascino del verchio e suggestivo mercarto di Tsukiji, l’unica cosa rimasta sono le lunghe file per gustare il pesce fresco a prezzi astronomici in spazi troppo nuovi da risultare finti. Passiamo le ultime ore in città divisi tra il parco di Ueno e gli ultimi acquisti a Shibuya.

I giorni a disposizione sono terminati, ma non vorremmo andarcene. Non ancora.
Ci siamo fatti cullare dai rumori della frenesia locale e dalla quieta atmosfera dei templi, abbiamo trascorso interminabili ore sulla metro diretta da un lato all’altro della città e abbiamo osservato Tokyo nella sua essenza più conservativa, riverente, moderna e esplosiva.

Osservando la Tokyo Tower dall’alto di Roppongi Hills, salutiamo Tokyo consapevoli di esserci innamorati di lei ancora una volta. Ovviamente è solo un arrivederci.

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Leggi anche i vecchi DIARI GIAPPONESI / 2014 alla scoperta di Kyoto, Osaka, Nara, Hiroshima e molte altre tappe.

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